martedì 20 dicembre 2011

Quattro testimoni e un funerale...

E così c'è questo funerale al quale devi andare con i tuoi. Nella città in cui tu non puoi più vivere.
Tuo padre fa guidare te perché, ora che è vecchio e malato, ha paura delle sue incertezze. Non è propriamente uno psicologo e tu non sei esattamente uno che parla troppo di sé. Restate in silenzio, as usual. Poi lui parla del traffico, tu del clima, tua madre del cane e di nuovo silenzio. La cosa strana è che lui sembra quello a cui stia passando per la testa il pensiero: "E se questa fosse l'ultima volta che lo vedo?". Ogni volta vi somigliate un po' di più, ogni volta cercate di dimostrarlo un po' di meno, eppure vi scambiate vestiti che indossate con assurda inconsapevolezza.
All'ultimo semaforo lui dice: "Ho capito".
Ci fosse il verde non partiresti ugualmente. Bloccato lì. "Che hai capito?" - pensi - ma non dici una parola. Non capisci bene cosa, eppure devi ammettere la possibilità che abbia davvero capito. Dice ancora: "Non avrai figli, non lascerai niente a nessuno, non vuoi avere di più, non vuoi essere riconosciuto e neanche amato. A 'sto punto vendi tutto e goditela". Il cane abbaia. Tua madre dice al cane di smettere di abbaiare.
L'indomani, quando è ora di andare via, vi abbracciate e vi staccate senza una parola. Lui rientra in casa, tu sali in macchina e ti prepari a fare mille e seicento chilometri di solitudine. Adesso, finalmente, pensi: "E se fosse stata l'ultima volta?". Se anche lui come tuo nonno fosse uscito di scena lasciandoti solo un libretto di istruzioni per la vita che sembra una condanna?

giovedì 14 luglio 2011

(in)sicurezze...

Accade che torni a scrivere dopo ch'è passato quasi un anno.
Cos'è stato a farti tornare la voglia? Non lo sai.
Rifletti che adori avere il posto vuoto al tuo fianco quando viaggi in aereo, vai al supermercato fuori orario per non avere nessuno attorno, carrelli da spostare, gente da far passare, file interminabili alla cassa, commenti da ascoltare. Ti piace andare in pizzeria e dire Solo io alla cameriera magrissima che ti accoglie sempre con un sorriso.
Leggi poco e quel poco che leggi non lo racconti. Non lasci tracce. Non hai amanti. Non hai eredi. Vorresti anche spegnere il cellulare. Irraggiungibile.
Ma sei davvero così sicuro di non aver bisogno di nessuno?

venerdì 13 agosto 2010

Pugnalate...

E così hai scoperto che esiste un'intera scienza che cura il dolore e che ricade sotto il nome di Algologia.
Ancora, hai scoperto che il dolore può risultare pungente, tirante, bruciante, pruriginoso, a sbarra, compressivo... ma che comunque non devi temere, si cura.
E la cura funziona a strati. Il primo ti viene somministrato ad intervalli regolari, ogni otto ore, e consiste in una pillolina di paracetamolo. Il secondo ti da una copertura globale e costante e consiste nell'applicazione di un cerotto che ti rilascia una modica quantità di morfina nell'arco di 72 ore. Il terzo strato ti arriva al momento del bisogno, quando le fitte sono più forti e insopportabili, 30ml di morfina liquida e il dolore passa subito. Uno sciroppino.
I cerotti per smettere di soffrire. Cazzo, che invenzione! Altro che quelli per smettere di fumare.
Hai scoperto che il dolore che deriva dal cancro si cura, può essere persino soppresso.
Ma il dolore originato da pugnalate alle spalle no, quello ancora no.

giovedì 17 giugno 2010

Ritorni...

Dunque finalmente ti hanno fatto un'elemosina di due giorni di ferie, vatti a fare il ponte lungo, ti hanno detto, sorridendo ma non troppo, mancava solo una carezza sulla testa, poi ti saresti sentito veramente un mendicante.
All'aeroporto ti aspetta tuo padre, esci con la solita valigia sulla spalla, ma lui non c'è. Cammini verso il bar: niente. Torni indietro. Trascorrono due minuti abbondanti prima che tu ti renda conto: gli sei passato davanti due volte e tu non hai visto lui, lui non ha visto te.
Ti fermi davanti a quell'uomo appoggiato al muro, magro, gli occhi piccoli nascosti dietro le palpebre semichiuse. Anche lui si accorge che sei lì, quasi si spaventa. Come è stato possibile che abbiate impiegato tutto questo tempo per riconoscervi?
Mentre lui ti saluta e ti abbraccia, metti a fuoco: tuo padre porta una vecchia giacca che indossavi a vent'anni, prima di andartene da casa. Tu hai una camicia sua che ti ha passato quando si è accorto che per lui era troppo grande. Lo stai guardando e vedi te stesso a fine corsa, riconosci in lui quel senso di inadeguatezza che ti ha lasciato in eredità facendoti dannare, quell'amarezza nel contorno degli occhi che vorresti cancellare dallo specchio ogni volta che risali dal lavandino, e invece rieccola lì. Lui guarda te e vede un se stesso che non ha mai compreso, l'apoteosi delle occasioni perdute e delle scelte fatte al contrario.
Dite le solite banalità sul tempo, sui medici, su mamma che è in macchina col cane che ci sta aspettando, e ti chiedi se sia la mamma, che vi sta aspettando, o il cane, o tutti e due. Poi lui ti sussurra, come se fosse la domanda definitiva, come stai? La tua risposta dovrebbe essere come Marty McFly quando viene catapultato nel 1955: nel posto sbagliato al momento sbagliato. Invece dici a posto, a posto. Non c'è niente, a posto, ma lui sta peggio di te. E gli devi almeno la riservatezza.

venerdì 19 febbraio 2010

Dimissioni /2...

Che vi dicevo?
Vabbè, ho sbagliato: non è infermiera, ma igienista dentale...

mercoledì 20 gennaio 2010

Cose meno buone...

L’ipotalamo è in grado di controllare emozioni, stati d’animo e umore, nonché il comportamento sessuale.
E’ inoltre la parte del cervello che controlla la temperatura corporea, fame, sete e i ritmi circadiani.

Poi succede che tutto quello che di buono c'è in te vada a puttane per sopraggiunte complicazioni.
E' la vita ti dici, ma hai smesso di crederci anche tu.
Sei tu, invece, con le tue scelte. Continui a sbagliare modalità, approccio, segui un copione che si ripete all’infinito, come se fosse un mantra fissato da qualche parte nell’ipotalamo.
Una lobotomia, ecco. Forse quella ti potrebbe aiutare.
Ciò che non sei riuscito a modificare dei tuoi comportamenti attraverso l’applicazione forse potrebbe andare a posto chirurgicamente. Come chi non riesce a dimagrire con le diete e allora si concede alla liposuzione.
Stai giocando un poker con l’Esistenza. E la partita è truccata. Vai a vedere con una coppia di donne nelle mani pensando che lei stia bluffando, e invece lo sai che no, che hai visto magari mentre si sfilava l’asso dalla manica.
Allora ti svegli nel tuo letto e fuori c’è la nebbia e pensi che questo è l’ultimo posto dove volevi essere, ma l’unico dove puoi stare. Fai colazione con un caffè e due pillole. E ricominci da qui.